L’ultimo Talamo: il Talamo a spalla

L’ultimo Talamo: il Talamo a spalla

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Testimonianza storica per noi, fu novità assoluta per gli antichi del 1500 i quali avevano già alle spalle (probabilmente) decadi e decadi di edizioni della sacra rappresentazione.

Il Talamo a spalla: ricordo e testimonianza dei Talami antichi

L’ultimo Talamo, il settimo, è quello portato a spalla.

Mentre i primi sono trainati da veicoli a motore, il Talamo a spalla è trasportato da valorosi alpini del luogo.

Esso sfila per ricordare un Talamo antico, il primo Talamo mobile ad attraversare le strade di Orsogna attorno al 1500. Se tutti gli altri quadri, oggi, partono dai principali quartieri di Orsogna, il Talamo a spalla muove dal Belvedere, luogo in cui nacque la devozione legata alla manifestazione. Qui si ergeva la Chiesa della Madonna del Rifugio, costruita – secondo la leggenda – su richiesta della Santa Madre apparsa ai contadini del luogo.

Ogni anno la folla attende la discesa dell’ultimo Talamo da via Roma, stradina che congiunge la collina “santa” alla piazza principale del paese.

La madonnina, barcollante per i sobbalzi dovuti al passo degli alpini, è vegliata da tutti… un intero paese è lì a guardarla, a proteggerla, ad immedesimarsi nella sua paura di cadere. Si sente, si percepisce chiaramente una forte empatia, un legame paterno e materno nei confronti della piccola bambina. In quel preciso istante Orsogna diviene un tutt’uno… una sola famiglia.

Il Talamo a spalla è il più sentito. Esso rappresenta il nostro legame con il passato. Documento storico del culto dei nostri avi, è un tunnel temporale che ci consente di catapultarci alle origini della nostra storia… Se chiudiamo gli occhi possiamo persino vederla…

Ecco il primo Talamo partire dal quartiere de L’mburzi ed affacciarsi sulla Piazza del Mercato, la piazza dove il Castello dei Colonna – signori di Orsogna – domina il Borgo. Devota alla Madonna del Rifugio, Caterina Colonna si inchina al passaggio del Talamo accompagnandolo al Tempio sacro.

La folla: un fiume in piena su cui il Talamo sembra scorrere, leggero e morbido, fino a destinazione. I bambini, le voci… la festa… la banda… i “pazziarielli”.

Talamo a spalla: novità per gli Orsognesi del 1500

“Reperto” storico per noi, il Talamo a spalla rappresentò, per i nostri avi, un’evoluzione nel modo di concepire e portare avanti la sacra rappresentazione.

Il primo Talamo nacque infatti – senza raggiera né fondale – all’interno della Chiesa del Rifugio come quadro vivente raffigurante un’unica scena (vedi la storia). Successivamente ogni quartiere ebbe il suo piccolo piano scenico. Questo era immobile e fisso in un determinato punto. Come una mostra sacra all’aperto, gli antichi si recavano nei rioni ad ammirare i diversi quadri viventi.

Il bisogno di non allontanarsi dalle origini della tradizione, di non perdere il legame con la devozione, spinse i fedeli a trovare un modo per riavvicinarsi all’antico tempio senza perdere il trovato gemellaggio con i quartieri.

Per questo nacque un palco mobile che – dai vari rioni – veniva portato in sfilata fino alla Chiesa “Madre”.

Composto da piano scenico, fondale e dalla famosa raggiera – oggi divenuta simbolo della manifestazione – il palco era uno solo. Facendo avanti ed indietro, portava in scena sei racconti biblici differenti nell’arco della stessa mattinata. Veniva composto nei vari quartieri, dove i figuranti – in posa ed immobili – davano forma ai quadri. Una volta pronto, il Talamo veniva issato in spalla da volontari.

Un altro espediente fu l’idea di inserire in ogni quadro il medesimo rimando simbolico alla scena “originale”: la madonnina sulla raggiera e gli angioletti ai suoi piedi, a rappresentare la leggendaria apparizione della Vergine.

Le novità diedero vita ad un nuovo simbolismo:

  • la madonnina e gli angioletti (piccoli infanti di al massimo due o tre anni) rappresentavano l’Empireo, dimora di Dio, dei santi e degli angeli;
  • i fanciulli sul piano scenico, il Paradiso terrestre;
  • i portatori, le anime del Purgatorio in atto di espiare le loro pene.

I Racconti di Concetta, una bambina degli anni ‘50

“Era bello” – ricorda una bambina degli anni ’50 – “uscire la mattina presto, prendere le stoffe procurate da mamma, salire sul primo Talamo e guardare ‘mastro’ Gabriele Silveri (falegname dell’epoca) comporre la scena. Il libro che egli aveva in mano era enorme. Tutto in bianco e nero. Era una vecchia Bibbia da cui attingeva le immagini da riprodurre. E lo faceva sul momento: un occhio alla Bibbia ed un occhio a noi, due indicazioni, larghe stoffe sistemate a mo’ di manto, ed il Talamo era pronto. Un sorso di acqua – più probabilemte di vino – per i portatori, e via (!) ci dirigevamo verso il belvedere dove, fino a qualche anno prima sorgeva la Chiesa del Rifugio. Una volta lì la scena veniva scomposta. Si scendeva dal carro e, mentre alcuni figuranti andavano a godersi la sfilata da spettatori, altri correvano per prendere posto su un altro Talamo. I portatori trasportavano il palco, spoglio e vuoto, fino al secondo punto di partenza. Una ‘golata’ di vino, un po’ di riposo mentre la seconda scena veniva composta, e via così di nuovo…

Mia madre non mi ha mai lasciato fare la madonnina perché temeva per la mia incolumità. Però, devota alla Madonna e alla tradizione, faceva i salti mortali per farmi partecipare a quante più scene possibili nel corso della stessa edizione. E allora, una volta scesa dal primo Talamo, mi prendeva in braccio per correre fino al luogo di partenza del terzo carro. Eh si… Avrebbe voluto vedermi protagonista di tutti i quadri ma, pur impegnandosi al massimo, non riusciva a cambiarmi d’abito e condurmi in tempo presso ogni rione.

Mi ricordo che si sentiva in colpa quando rimanevo esclusa dai Talami che secondo lei erano i più belli. I carri venivano allestiti sul momento all’epoca. Non sapevamo in anticipo – come succede oggi – quali sarebbero state le scene rappresentate.

La piazza era un fuggi fuggi di mamme che si scapicollavano in una corsa contro il tempo. E poi i portatori che, rifocillandosi tra una sfilata e l’altra, rendevano un po’… colorata la manifestazione.

Insomma… ricordi, emozioni, sorrisi: I Talami” .

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