La Chiesa del Rifugio: com’era?

La Chiesa del Rifugio: com’era?

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La storia dei Talami ci appassiona e ci tocca nel profondo. Questo perché è la nostra storia, la storia di Orsogna. Essa racchiude mille risposte, tante spiegazioni alle nostre odierne abitudini e tradizioni.

La storia della Madonna del Rifugio e della sua Chiesa custodiscono i germi della devozione da cui sbocciò la sacra rappresentazione. La chiesa è oramai andata perduta – e con essa il quadro “miracoloso” – ma non possiamo permettere che ci sfuggano anche i ricordi… Ecco perché abbiamo deciso di andare a “spasso nel tempo” con la Signora Minuccia, neo-centenaria del paese, la quale ci ha presi per mano e ci ha condotti nel passato… in una Orsogna antica dove c’era ancora “Il Castello dei Signori del borgo”, dove 5 chiese scandivano i momenti del giorno e dove il Belvedere era campagna senza rinforzi né muraglioni… solo una distesa di ulivi che guardavano alla Majella.

Dopo questo tuffo nei ricordi, abbiamo chiesto l’aiuto di don Giuseppe Liberatoscioli, parroco di Orsogna, per avere una ricostruzione descrittiva della Chiesa. Non esistono foto degli interni e pochi possono ricordare, nei dettagli, come fossero gli ambienti. Così don Giuseppe ci ha dato il suo grande supporto consegnandoci appunti frutto dei suoi studi negli archivi della Curia. Questi offrono una fotografia di com’era la chiesetta prima della guerra. Una ricostruzione che don Giuseppe ha fatto con devozione e calma e di cui possiamo solo essere infinitamente grati.

Abbiamo deciso, in quest’articolo, di privilegiare l’autenticità lasciando loro la parola. Venite con noi… lasciatevi condurre dalla Signora Minuccia e da don Giuseppe nel passato.

La testimonianza di Minuccia: le parole di una ragazzina degli anni ‘20

Carmina Marcello, nata il 22 febbraio 1917, è una delle centenarie che il Paese ha festeggiato quest’anno. Una memoria di ferro da fare invidia a tutti noi, la signora Minuccia ci ha gentilmente concesso una intervista nei giorni successivi alla sua festa.

La posizione della Chiesa, Il circondario e la situazione di quegli anni

“Era una chiesa singola, non confinava con nessun altro fabbricato e non comunicava con la chiesa di San Nicola. Erano vicine ma non comunicanti. Alla sua sinistra c’era la casa dei Rizzacasa, grandi Signori di Orsogna. Amedeo Rizzacasa era un medico come pure suo padre Giacinto, medico molto noto di quei tempi.

Di prospetto alla porta della chiesa di San Nicola, davanti, c’erano delle botteghe. All’epoca c’era un famoso negozio di don Michele Rizzacasa. A quel tempo i negozi erano pochi. Poi sono cresciuti in numero dopo la guerra. Don Michele vendeva un po’ di tutto. Solo lui vendeva la ‘pasta della Fara’. Questa era la situazione di quegli anni.

Andando dritto da via Roma c’erano due o tre scale per entrare nella Chiesa. Entrando, di prospetto, c’era l’altare dove c’era questo quadro della Madonna nera.

Nella Chiesa c’era qualche decorazione ma io non riesco adesso a descriverle. Non era tanto grande la Chiesa, non era molto alta. Su per giù era della grandezza della Chiesa del Purgatorio che fa confine con la casa che adesso appartiene alla famiglia Cerretano.

La chiesa del Rifugio era la Chiesa della Madonna. Si dice che una volta la Madonna venne ad Orsogna e si fermò vicino ad una pianta di fico. Anticamente lì c’erano gli ulivi e solo dopo hanno fatto quel muraglione. Lì hanno fatto il rinforzo e hanno messo il muraglione dove c’era quella che veniva chiamata “La ripa di Ursogne”.

Quindi… raccontavano gli antichi che la Madonna si andava a mettere su questa pianta di fico e che diceva “Io qui voglio restare. Questa è la mia casa”. Ma questo chissà quanti secoli fa…

All’epoca la gente era molto credente e quindi hanno costruito questa Chiesa sopra la Ripa, come a proteggerla. Dopo la guerra questa Chiesa è stata distrutta e poi non è stata ricostruita, come pure la Chiesa di san Giovanni e del Purgatorio.

Ad Orsogna c’erano cinque chiese prima della guerra. San Nicola faceva parrocchia, come pure San Giovanni. Tutte le altre chiese erano chiese… La Chiesa di San Rocco, prima della guerra, era molto adorata, più di quanto avviene oggi. San Rocco ha sempre avuto sacerdoti molto famosi. All’epoca ricordo che c’era un grande sacerdote, molto amato: don Gaetano Magno. Due volte l’anno lui celebrava le prime comunioni. I bambini allora erano centinaia”.

L’interno, il quadro e la veglia del lunedì di Pasqua

“Quando si entrava nella Chiesa del Rifugio, alla destra c’era una bella ‘acqua santiera’, di una pietra antica, ben lavorata. Insomma le chiese di una volta erano belle… ben fatte… E poi c’era questo altare con la Madonna. E questo quadro – questa Madonna del Rifugio – tutta la sera del lunedì di pasqua – il lunedì dell’Angelo – veniva adorato. La notte si stava dentro la Chiesa a pregare affinché la Madonna si muovesse e facesse la grazia a chi la chiedeva. Si faceva la nottata dentro la Chiesa ed il martedì si facevano i famosi Talami.

Ecco… questo era quello che succedeva nell’antichità: il prete teneva aperta la chiesa la notte del lunedì, e la chiesa era piena di gente! Non ci si entrava. Tutti quanti andavano ad adorare la Madonna.

Poi c’erano altri due altari. Ora che Santo c’era non me lo ricordo. Mi sembra ci fosse San Sebastiano su uno degli altari. Era una statua non molto grande e credo che ora si trovi depositata in San Nicola, dove sono tutte le statue…

Il quadro della Madonna era nero. Era nero come il quadro della Madonna di Loreto. Era nero ma si vedevano bene gli occhi e il volto. Ci stava qualche segno di colore. Sui vestiti c’era il colore, ma il viso era nero.

Ora chi dice di aver visto il miracolo, oggi, non c’è più. Ma quella notte si pregava appunto per vedere un segno. Si dice che chi era degno vedeva la Madonna muoversi. C’era chi era in attesa di ricevere una grazia per la quale aveva pregato tutto l’anno, magari per un parente, un figlio malato… Allora non c’erano le cure di oggi. Chi si ammalava a 20 o 30 anni… se ne andava… non c’erano le cure… ‘Cristo aiutami…’ dicevano le signore a quel tempo.

Io ero una ragazzina. Ho fatto la nottata più di una volta, ma ero così giovane che un po’ andavo per pregare e un po’ perché era una occasione per incontrare le amiche. La chiesa era piena. Arrivavano dal Feuduccio, dalle Ville… la chiesa era sempre piena quella notte. Si pregava a turno e la notte passava come… come si faceva nelle ‘Quarant’ore’.

Durante la notte si cantavano gli inni alla Madonna… tutte quelle canzoni di una volta e si pregava, si diceva il Rosario. Prima però si celebrava la messa. Ed il sacerdote era Don Vncenzo ‘Vinarille’…. lo zio della Signora Laudomia, mamma della professoressa Giovanna Attardo”.

Il coro delle bambine

“Nella Chiesa della Madonna del Rifugio c’era il coro delle bambine che poi sfilavano davanti ai Talami cantando l’inno alla Vergine. i bambini andavano a ‘flotte’ quando uscivano dalla scuola. Era un chiesetta molto molto famosa. Ci andavano tutti a pregare. Era un coro che serviva pure al coro della Chiesa per rinnovarsi: andavano via i vecchi e entravano i giovani”.

Le confraternite: ricordi e aneddoti

“Le chiese erano rette dalle confraternite: nella Chiesa del Purgatorio i componenti della confraternita si chiamavano ‘gli Incappucciati’. Nella Chiesa del Rifugio la confraternita si chiamava la ‘Fratellanza’.

Gli incappucciati avevano un vestito nero. Di questi incappucciati c’erano anche delle figure (dei quadri) nella sacrestia. Quando entravo nella Chiesa del Purgatorio con le amiche – vedendo questi incappucciati tutti vestiti di nero, dove solo gli occhi si vedevano – sobbalzavo per la paura. Le ragazze di quei tempi non erano come le ragazze di oggi. Noi eravamo più ‘mammuccill’ perché non c’erano le mamme che ci potevano avvertire… Dovevamo essere sveglie noi perché le mamme non avevano tempo per starci dietro. L’acqua si doveva prendere alla fonte… le mamme avevano da fare e dunque i figli crescevano come potevano. E quando uscivamo dalla scuola uno dei primi pensieri era quello di andare a vedere gli incappucciati, anche se ci facevano paura. Questo però quando la chiesa era aperta, perché non era aperta tutti i giorni.

Invece i componenti della Fratellanza non erano incappucciati, avevano un altro vestito: si mettevano solo le stole… si mettevano come un prete vestito. Bene… Adesso però vi devo offrire dei dolcetti e del caffè”.

Grazie alla dolcissima Signora Minuccia la quale ci ha accolto con gioia per condividere ricordi preziosi… Una pagina di storia importante… Orsogna antica e l’identità di una festa secolare”.

La chiesa descritta da Don Giuseppe: gli appunti

“La Chiesa di Santa Maria del Rifugio, sorta probabilmente nel XIV secolo, era di forma rettangolare ad una sola navata e senza transetto. Era ubicata sul sito ove oggi sorge il Belvedere che si affaccia sulla contrada ‘La Rissogna’ – ovvero ‘L’Orsogna’ – e sulla contrada ‘Fraia’.

I lati maggiori  erano disposti il primo rivolto verso nord, il secondo verso sud. I lati minori erano disposti l’uno rivolto verso est, l’altro verso ovest.  L’ingresso era posto sulla parete lunga che guardava verso nord. Su questo stesso lato si erigeva un piccolo campanile che dal punto di vista architettonico era simile all’attuale campanile della chiesa di San Rocco (con due archi dove erano allocate le due campane).

All’interno vi era una sola navata con cinque altari: uno maggiore e quattro minori.

Altare Maggiore

Al centro della parete sinistra (quella che appunto guardava verso est) vi era l’altare maggiore sovrastato da un affresco raffigurante la Madonna del Rifugio che con il proprio manto mostrava di proteggere alcuni pastori. L’altare era sormontato da due colonne e vari angeli in gesso che incorniciavano l’affresco. La cura dell’altare maggiore era riservata alla confraternita di Santa Maria del Rifugio fondata nel 1685 la quale nel 1928 contava 1.225 iscritti, 835 consorelle e 350 confratelli.

Altari minori

Dietro l’Altare maggiore vi era l’altare del Crocifisso la cui cura era riservata alla predetta Confraternita.

Un terzo altare era dedicato alla Madonna dei Sette Dolori – o Addolorata – ed era curato, ancora una volta, dalla Confraternita.

Vi era poi un altare dedicato a Sant’Anna la cui cura era riservata alla famiglia Bontempi. Un ultimo altare era dedicato alla Madonna del Carmelo la cui cura era riservata dapprima alla famiglia del Contestabile Colonna, poi alla famiglia Cucchiarelli di Orsogna.

In Chiesa c’era una statua della Madonna del Rifugio a conocchia con abito color rosso, manto celeste e corona d’argento.

Un sentito ringraziamento va a Lei Don Giuseppe che ci ha accompagnati con passione in questo viaggio alla riscoperta delle origini della Devozione della Festa dei Talami.

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